LE ORIGINI DEL PROGETTO

L’esperienza di Roberto ed Anna ha avuto inizio nel 1985 nell’ambito del Kongwa Project (in carico all’associazione di volontariato L.V. I. A.) che prevedeva attività nei settori acqua, sanità e agricoltura nel sotto distretto di Kongwa (50 villaggi per una popolazione di circa 170.000 persone) all’estremo orientale della regione di Dodoma.

 

L’attività sanitaria iniziò con un corso di formazione per operatori sanitari di villaggio, clinica materno-infantile, educazione sanitaria alla popolazione e sedute terapeutiche.

 

Il periodo iniziale servì ad Anna e Roberto principalmente per acquisire conoscenze degli usi e costumi della popolazione locale (tribù Gogo e Kaguru) e dei problemi igienico-sanitari della zona.

 

Dopo tale periodo ritennero più che mai significativo il ruolo della malnutrizione infantile, sia come substrato facilitante il diffondersi di molte patologie, sia nel rendere gravi e a volte con esito letale il decorso delle stesse.

 

Decisero così di potenziare le attività di studio, educazione sanitaria, prevenzione e terapia della malnutrizione nei villaggi, con l’obiettivo di trovare un valido approccio al problema della salute infantile.

 

Visitarono altri programmi sanitari di lotta alla malnutrizione già presenti in Tanzania e realizzarono una ricerca sugli usi e costumi collegati alla malnutrizione infantile nella loro area di intervento: dieta delle gravide, allattamento, diete infantili nelle varie età, alimenti reperibili nei vari periodi dell’anno e loro valore dietetico, ecc.

 

In collaborazione con gli operatori sanitari di villaggio effettuarono una rilevazione dei dati presso 6 villaggi, riguardardante lo stato nutrizionale di tutti i bambini con età compresa tra0-5 anni, periodo più interessato alla malnutrizione.

 

I risultati mostrarono che più del 50% dei bambini erano interessati da una forma grave o moderata di malnutrizione o comunque erano a rischio per tale patologia: questi dati furono una conferma alla loro decisione di occuparsi di prevenzione e terapie della malnutrizione infantile.

 

La malnutrizione è un problema comune a tutti i PVS (paesi in via di sviluppo), che si differenzia nelle sue forme da Paese a Paese: al denominatore comune di povertà si aggiungono le caratteristiche ambientali e le tradizioni proprie di ogni luogo, che determinano e condizionano costumi e comportamenti nell’ambito alimentare.

  

Ecco la situazione della nutrizione nella regione di Dodoma che fu rilevata ad inizio progetto.

Il distretto di Kongwa si trova sull’altopiano centrale della Tanzania, a circa 1000 metri sul livello del mare ed è caratterizzato da steppe e savane con clima secco e arido, quasi privo di riserve naturali di acqua dolce. I ritmi di vita e il sostentamento della popolazione, che vive di agricoltura e pastorizia, dipendono direttamente dal ciclo delle stagioni (stagione delle piogge tra dicembre ed aprile e stagione secca nei restanti mesi).

Le colture più comuni sono rappresentate da: miglio, mais, arachidi, girasole, alcune varietà di legumi a piccoli semi, zucche, cassava e patate dolci.

Oltre a questi alimenti fanno parte della dieta della popolazione anche varie erbe a crescita spontanea, che vengono raccolte dalle donne e costituiscono, per buona parte dell’anno, il contorno che accompagna il pasto giornaliero a base di polenta; alcuni prodotti dell’allevamento (carne, latte, uova) sono spesso venduti o usati come merce di scambio.

 

Nei mercati dei centri più popolati sono anche reperibili alcuni prodotti alimentari provenienti da altre regioni come fagioli, pesce secco, frutta (papaya, arance, banane, mango, guava), olio, riso, ortaggi, zucchero di canna e sale.

Mercato di Dodoma


 

La possibilità da parte delle famiglie dei villaggi di variare la dieta con l’acquisto di prodotti alimentari provenienti da altre regioni è in rapporto alla possibilità da parte del contadino di scambiare o vendere il prodotto dei suoi campi.

Se però la stagione delle piogge è stata scarsa, il raccolto non è sufficiente neanche per il fabbisogno alimentare del nucleo familiare e quindi la vendita diventa impossibile o dannosa.

Spesso anche in caso di raccolto abbondante, il mercato saturo del prodotto abbasserà i prezzi, rendendo ugualmente problematica la possibilità di acquisto di generi alimentari da altre zone, più costosi per il prezzo del trasporto.

 

Bisogna in ogni caso tenere presente che le famiglie dei villaggi (che non hanno altre forme di entrate in denaro) devono vendere una parte del raccolto per l’acquisto di alcuni beni essenziali quali vestiario, strumenti di lavoro agricolo e per pagare le tasse governative e scolastiche.

 

Confrontando la dieta quotidiana della popolazione dei villaggi della zona con una dieta corretta e bilanciata, comprendente tutti i principi alimentari (proteine, grassi, carboidrati, sali minerali e vitamine), noteremo subito che essendo essenzialmente costituita da polenta di mais o miglio (ricchi solamente di carboidrati) è povera ed insufficiente per quanto riguarda grassi e proteine.

 

Il consumo di altri alimenti quali latte, uova o carne è assai sporadico e legato a feste o ricorrenze particolari, essendo questi generi usati soprattutto come merce di scambio o venduti.

 

Appare evidente che la malnutrizione, oltre all’infanzia, che rappresenta il primo gruppo a rischio, può interessare anche gli adulti ed in particolare le donne gravide che rappresentano il secondo gruppo a rischio.

 

Quasi ad arginare le maggiori richieste alimentari di questi due gruppi (madri e bambini) si sono radicati nella tradizione della popolazione alcuni tabù alimentari (cibi permessi solo a maschi adulti) e la norma che concede agli uomini di consumare il pasto per primi, mettendo poi ciò che rimane a disposizione dei rimanenti membri del gruppo familiare.

Tra gli alimenti più validi dal punto di vista nutritivo proibiti alle gravide ed ai bambini ci sono le uova (la gravida che le mangiasse partorirebbe un figlio calvo), il fegato (proibito ai bimbi fino ai 5 anni), e la carne (al bambino sotto i 18 mesi). In caso di malattia sono proibiti altri cibi come fagioli, pesce, sale e anche carne e uova.

 

Oltre a questi tabù alimentari (tesi alla salvaguardia l’input dietetico del maschio adulto), un altro fattore che tende a ridurre l’alimentazione alle gravide è rappresentato dai consigli ed insegnamenti da parte delle ostetriche tradizionali del villaggio che invitano la gravida a limitare la dieta per non far crescere troppo il feto, al fine di diminuire le difficoltà e i rischi del parto.

 

Il feto, spesso sottopeso, e la madre, debilitata dalla dieta insufficiente e dal parto, sono così esposti a notevoli rischi per varie patologie (anemia, malaria, infezioni ostetriche, ecc.) spesso con decorso grave.

 

Intorno al sesto mese di vita il latte materno da solo non è più sufficiente a soddisfare le richieste dietetiche, soprattutto per quanto riguarda la quantità di proteine, vitamine e minerali (in particolare il ferro) necessari al bambino che si prepara ai primi impegnativi esercizi fisici e alla dentizione. 

 

Il regime alimentare del bambino risulta così insufficiente per una crescita regolare ed essendo soprattutto carente di proteine e vitamine ha come ulteriore conseguenza una minor resistenza del bambino a varie malattie presenti nella zona, come malaria, febbre ricorrente, malattie oculari, infezioni e infestazioni parassitarie intestinali, malattie respiratorie, ecc.: per questi motivi nel bambino con età compresa tra 6 mesi e un anno si assiste spesso ad un arresto o ad un calo ponderale.

 

L’insufficienza alimentare può manifestarsi oltre che con un ritardo nella crescita ponderale e staturale, anche in un rallentamento delle tappe evolutive: sono stati più volte visitati bambini ancora privi di denti all’età di un anno o che cominciano a “gattonare” a 18 mesi e a camminare a 2 anni.

 


Gli effetti della IPONUTRIZIONE sull’uomo - se vuoi approfondire leggi l'articolo dedicato qui sotto.

 

 

 

A conclusione della rilevazione nutrizionale nei villaggi, Roberto ed Anna hanno deciso di avviare il loro programma nutrizionale contro la malnutrizione infantile.

 

Le attività del progetto sono state:

 

  • Seminario nutrizionale nelle strutture del progetto con partecipanti provenienti dai vari villaggi

 

  • In accordo con le autorità dei villaggi, formazione dei comitati nutrizionali di villaggio

 

  • Sensibilizzazione sul problema nutrizione nei villaggi ad opera dei comitati nutrizionali con lezioni e dimostrazioni pratiche in ogni quartiere

 

  • Clinica nutrizionale con terapia medica e dietetica dei malnutriti

 

  • Creazione di centri nutrizionali di villaggio gestiti dai comitati per le varie attività di prevenzione della malnutrizione

 

  • Brevi seminari nutrizionali periodici (refresh courses) nei villaggi 

Gli effetti della IPONUTRIZIONE sull’uomo

Gli effetti dell’iponutrizione sull’uomo possono essere differenti in rapporto ai seguenti fattori:

  1. Severità e durata dell’iponutrizione;
  2. Stadio di sviluppo dell’individuo quando è colpito dall’iponutrizione;
  3. Deficienze di particolari principi nutritivi, quali ad esempio minerali e vitamine, associate alla carenza proteico-calorica

I sintomi sono il ritardo di crescita, emaciamento, edemi cioè un aumento abnorme del liquido interstiziale dei tessuti, atrofia muscolare e altri ancora.

L’iponutrizione, se interviene precocemente nei primi mesi o anni di vita, può provocare dei danni irreversibili alle strutture nervose.

Lo sviluppo delle strutture cerebrali si completa precocemente, circa al terzo anno di età dell’uomo, molto prima della fine del periodo di accrescimento corporeo.

 

L’accrescimento corporeo del sistema nervoso segue 3 fasi: la prima fase avviene nei primi 6 mesi di vita intrauterina e consiste in un aumento del numero delle cellule nervose, gran parte delle quali sono presenti alla nascita: potrebbe perciò essere importante ai fini dello sviluppo del sistema nervoso il ruolo de un’iponutrizione della madre durante la gravidanza.

Nei 2 anni successivi si realizzano la seconda e terza fase, consistenti rispettivamente in un aumento del numero e della grandezza delle cellule nervose.

 

A livello nervoso l’iponutrizione provoca, se interviene precocemente, una riduzione permanente del numero delle cellule nervose e una riduzione della velocità di sintesi della mielina, ma una corretta mielinizzazione del tessuto nervoso è fondamentale per le funzioni cerebrali.

 

Se durante la prima infanzia la deficienza nutrizionale si protrae per un periodo lungo, i bambini raggiungono le differenti abilità più lentamente del normale e gradualmente si realizza un ritardo di sviluppo mentale.

 

Inoltre, alcune alterazioni del comportamento caratterizzate da minor capacità di attenzione, esplorazione e comprensione rendono più probabile la realizzazione di uno sviluppo mentale ridotto.

 

La malnutrizione infantile è quasi invariabilmente associata ad una problematica situazione socio-economica e sanitaria spesso caratterizzata da povertà, condizioni di vita insalubri, famiglie troppo numerose e instabili, malattie dei genitori, basso livello culturale e di stimoli relazionali  

 

La conclusione della maggior parte delle ricerche attribuisce ad entrambi i fattori, malnutrizione e retroterra sociale povero, il ruolo causale di un ridotto sviluppo mentale.

 

 

 

 

Per gli approfondimenti fare riferimento alle pubblicazioni:

1993 – “Terapia dietetica dei bambini malnutriti” - Edito da EMI (Editrice Missionaria Italiana) - Roberto Rosazza e Anna Cesareo, con il contributo del Dott. Alessandro tedesco

2014 – “Terapia della malnutrizione infantile” – Edito da Araba Fenice - Roberto Rosazza e Anna Cesareo